Un uomo, a causa del mancato versamento del mantenimento alla ex moglie e ai figli minorenni, sarebbe stato privato dell’uso e della detenzione di armi e munizioni. Tuttavia, il Tar, dopo il ricorso effettuato dai legali dell’uomo, avrebbe annullato il provvedimento perchè privo di una motivazione capace di collegare quella condotta al pericolo di un abuso delle armi.
Cosa è successo nello specifico? Il divieto era stato disposto il 24 maggio del 2024. La decisione amministrativa faceva riferimento a diversi procedimenti e, in particolare, alla violazione degli obblighi di assistenza familiare. Su questa base la prefettura di Agrigento aveva vietato all’uomo di detenere armi e munizioni ma nella decisione non era spiegato il motivo che dimostrava la pericolosità ed il rischio nella detenzione delle armi. Ragion per cui i legali dell’assistito, gli avvocati Pietro Alfano, Giuseppe Scozzari e Danilo Conti, hanno chiesto ricorso al Tar, sostenendo che la prefettura si fosse limitata a recepire la proposta della polizia, senza valutare concretamente la sua personalità e i fatti contestati.
L’annullamento del divieto. Secondo il Tar, quella condanna non rientra fra quelle che consentono automaticamente di vietare la detenzione delle armi. La prefettura avrebbe, quindi, secondo i giudici, dovuto spiegare perché il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento facesse ritenere l’uomo inaffidabile e potenzialmente capace di utilizzare male le armi. Nel provvedimento non sarebbe stato indicato alcun elemento concreto capace di dimostrare un rischio attuale. La prefettura si sarebbe limitata a richiamare le valutazioni degli organi di polizia senza sviluppare una propria motivazione. Pertanto, l ricorso è stato quindi accolto e il divieto annullato. La prefettura potrà comunque riesaminare il caso e adottare un nuovo provvedimento, anche dello stesso contenuto, purché fondato su ragioni concrete e adeguatamente motivate, eventualmente valutando anche i rapporti dell’uomo con l’ex moglie.