L’ufficialità della notizia è di questa mattina e lo hanno fatto con una lettera protocollata in comune. A rassegnare le proprie dimissioni sono stati Gianluca Cilia, Angelo Cuva, Giangaspare Di Fazio, Calogero Muratore e Fabio Falcone. La notizia delle loro dimissioni era stata preannunciata durante la seduta dell’ultimo consiglio comunale e la loro decisione di dimettersi è stata scaturita dalla gestione della crisi idrica e dalla linea politica seguita dalla giunta guidata dal sindaco Corbo.

Cosa ha spinto i consiglieri a dimettersi? Le reali motivazioni che hanno spinto a rassegnare le rispettive dimissioni risiede nella loro impossibilità ad esercitare il mandato che gli è stato conferito democraticamente dagli elettori, senza poter esercitare i diritti e le prerogative conferite al ruolo dall’attuale assetto normativo. Nella nota comunicata esprimono la permanente assenza del Sindaco all’interno del dibattito consiliare, l‘ostruzionismo sulle richieste di Accesso Atti, l‘ostruzionismo sulla richiesta di ispezioni visive di uffici e luoghi comunali, la mancata risposta alle interrogazioni consiliari, le mozioni Consiliari approvate in aula totalmente disattese, le difficoltà ad ottenere informazioni su svariati argomenti che caratterizzano la vita di una cittadina come Canicattì.
I cinque consiglieri, inoltre, hanno anche espresso nel comunicato quanto segue: “Compiamo questo passo con la speranza che possa diventare anche un atto politico forte, un segnale di allarme contro la rassegnazione all’indifferenza e l’indifferenza alla rassegnazione di una città che sembra addormentata e che non reagisce“. Nel comunicato elencano anche le problematiche che affliggono la città di Canicattì quali la gestione inefficace dei servizi essenziali, la situazione dei rifiuti commentabile con amarezza, il fallimento economico, amministrativo e burocratico dell’ente comunale con difficoltà che si ripercuotono sulle risorse umane. Ancora, le enormi difficoltà dei commercianti e degli imprenditori, l’assoluto scollamento con gli operatori della movida, il caos sulla viabilità sul traffico, la totale assenza della programmazione della realizzazione di opere pubbliche e la difficolta nell’attuazione di politiche di welfare realmente efficaci per i più deboli.