Agrigento, protesi peniene a carico della sanità pubblica: cinque medici indagati

Cinque medici indagati, tre dei quali primari, e oltre cento interventi chirurgici finiti sotto la lente della Procura di Agrigento. È l’inchiesta che coinvolge l’ospedale San Giovanni di Dio e che punta a fare luce sulle procedure seguite per l’impianto di protesi peniene e sulla copertura dei relativi costi da parte del Servizio sanitario nazionale.

Quali sono le ipotesi di reato contestato? Sono pesanti e si tratta di associazione a delinquere, peculato e falso commesso da pubblico ufficiale. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni interventi sarebbero stati eseguiti su pazienti che non avrebbero avuto i requisiti necessari per beneficiare della copertura economica pubblica. Si tratta, tuttavia, di contestazioni ancora da verificare nell’ambito del procedimento giudiziario.

Cosa riguarda l’inchiesta? L’inchiesta riguarda fatti compresi tra il 2018 e la fine del 2023. Un passaggio importante si registra nel luglio 2025, quando i carabinieri del Nas di Palermo effettuano perquisizioni in alcuni reparti dell’ospedale agrigentino e sequestrano 112 cartelle cliniche relative a pazienti sottoposti agli interventi. La documentazione acquisita dagli investigatori è al centro degli approfondimenti per ricostruire le modalità con cui sarebbero state autorizzate le operazioni e verificare se sussistessero le condizioni per addebitarne i costi al Servizio sanitario nazionale. La questione riguarda anche l’aspetto economico. Le protesi peniene, a seconda della tipologia, possono superare gli ottomila euro per singolo dispositivo, senza considerare le spese per l’intervento chirurgico e il ricovero. La copertura pubblica dipende dalle indicazioni cliniche e dalle condizioni previste dalla normativa: proprio la regolarità delle procedure adottate nei casi esaminati è uno degli aspetti sui quali si concentrano gli accertamenti. Il pubblico ministero Alessia Battaglia, che coordina l’inchiesta, ha chiesto una proroga delle indagini per consentire ulteriori approfondimenti. L’obiettivo è chiarire quanto accaduto, ricostruire le singole posizioni e verificare eventuali responsabilità.

L’indagine è ancora in una fase preliminare e non sono state accertate responsabilità definitive a carico dei medici coinvolti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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