Nuovo scossone giudiziario sugli uffici tecnici del Comune di Agrigento e sull’ambito delle gare pubbliche. Dopo quello della rete idrica e del rifacimento della strada Mosella, è la volta dell’appalto denominato San Leone in sicurezza che riguarda l’installazione di impianti di videosorveglianza sia nel quartiere balneare che nel centro della Città dei Templi. La Procura di Agrigento, guidata da Giovanni Di Leo ha iscritto nel registro degli indagati 6 persone, tra funzionari e imprenditori.
L’inchiesta. L’appalto, dal valore complessivo di circa 250 mila euro, mirava a installare telecamere di ultima generazione sia nel quartiere balneare di San Leone sia nel centro cittadino, con l’obiettivo di contrastare la microcriminalità e i reati predatori. La vicenda ha preso avvio nel 2022, quando Palazzo dei Giganti presenta istanza di finanziamento al Ministero dell’Interno. Ottenuti i fondi a fine 2024, l’amministrazione ha avviato la gara, affidando l’opera a una società con sede a Roma, che successivamente ha indicato come consorziata esecutrice una ditta di Favara. L’indagine è stata condotta sul territorio dai Carabinieri e coordinata dal procuratore capo Giovanni Di Leo con la sostituta Elettra Consoli. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e subappalto illecito o non autorizzato in materia di pubblica amministrazione. Agli indagati è stata notificata la richiesta di proroga delle indagini preliminari, con nuovo termine fissato a marzo 2027.
Chi sono i nomi dei sei indagati? Nel mirino degli inquirenti figurano sei volti noti della burocrazia comunale e dell’imprenditoria locale e si tratta di: Alberto Avenia, 66 anni, ex dirigente del Comune di Agrigento oggi in servizio a Favara; Gaspare Triassi, 62 anni, funzionario comunale; Gerlando Trupia, 42 anni, ingegnere ai lavori pubblici; Vincenzo Burceri, 59 anni, geometra dello stesso settore tecnico; Angelo Sciumè, 44 anni, imprenditore favarese e Giovanni Pitruzzella, 50 anni, titolare di un’impresa.
La Procura di Agrigento contesta la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (che è un reato che richiede il dolo e si manifesta prima che la gara si svolga, durante la creazione delle regole o del bando) e il subappalto illecito o non autorizzato in materia di pubblica amministrazione (che punisce chi avendo in appalto opere riguardanti la pubblica amministrazione, concede anche di fatto, in subappalto o a cottimo, in tutto o in parte, le opere stesse, senza l’autorizzazione dell’autorità competente).